Teatro

Preferirei di no

Chi è realmente questo enigmatico scrivano che Melville, nella New York del 1853, nel tempio del capitalismo americano in pieno decollo, contrappone a un valente avvocato (io-narrante del racconto) che ha avuto la disavventura di accoglierlo nel suo studio? Infatti, dopo un primo periodo di onesto, probo, lavoro di copiatura e controllo di atti legali, lo scrivano si permette di rifiutare progressivamente qualsiasi altra attività con la misteriosa, sconcertante, ossessiva e tuttavia gentile espressione: “I would prefer not to”, preferirei di no. Il racconto di Melville, con quella lancinante, anarchica e autolesionistica risposta ossessiva di Bartleby, a fronte dell’odierna società sempre più illiberale ed esclusiva, appare addirittura profetica e attuale.

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Rumore bianco

Un thriller psicologico, mascherato da tragicommedia teatrale, che vuole denunciare l’omofobia e la transfobia ancora dilaganti in Italia e spesso coincidenti con il fanatismo religioso. Trasportati nella mente di un serial killer di donne transgender e in un’atmosfera surreale e angosciante (macchiata però da momenti e aneddoti esilaranti) assistiamo a una confessione tragica e comica che mette in luce i lati oscuri dell’umanità e le sfumature tra amore e odio, tra pazzia e “normalità”, tra vittima e carnefice.

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L’uomo dal fiore in bocca

Nel caffè di una piccola stazione di provincia, a tarda notte, due uomini chiacchierano di argomenti apparentemente futili: l’aver perso il treno per un ritardo di un minuto, le compere a cui gli uomini sono incaricati dalle mogli in villeggiatura, l’arte di confezionare i pacchetti da parte dei commessi. Il dramma emerge quando il primo personaggio rivela una terribile verità: ha scoperto di essere affetto da un epitelioma, un tumore della bocca (il fiore del titolo) che lo ucciderà nel giro di pochi mesi. Uno dei capolavori di Luigi Pirandello in uno spettacolo “site-specific”.

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Una domanda di desiderio

La vita di Tommaso ed Emilia, coniugi senza prole, interpretati da Carlo Di Maio e Federica Aiello, scorre sui binari di una incolore tranquillità. Finché un giorno come tanti non si verifica un modesto quanto insolito evento: da un compagno di scuola che neanche ricorda, la donna riceve un messaggio nel quale lui le chiede il permesso di desiderarla. Sulle prime l’evento viene dal marito considerato irrilevante, una ragazzata, niente di più; ma presto, e con ritmo incalzante, quella domanda comincia a scavare cunicoli di incomprensione fra i due coniugi, anche perché il desiderio non ha confini, come fa notare il marito. Il ritorno a Wunderkammer di uno dei maestri della drammaturgia italiana.

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Sottosuolo o di ciò che nascondiamo

Tommaso Landolfi, traduce magistralmente questi “Ricordi del sottosuolo” da Fëdor Dostoevskij. Intelligenza, ironia, sagacia, senso del grottesco, autoironia, comicità involontaria, nelle intenzioni di Antonello Cossia alle prese con questo materiale letterario che emerge dal profondo dello scrittore russo, per diventare di tutti, attraverso il magico processo catartico che solo la pratica del palcoscenico regala a chi lo abita e a chi lo osserva con interesse, curiosità e un pizzico di masochismo. Il teatro è lo specchio della vita, affermava sapientemente Peter Brook. Il teatro è la vita, la vita è nel teatro, in un continuo gioco di rimandi reciproci.

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Scende giù per toledo

La storia di Rosalinda Sprint, gracile e titanica creatura che emerge sopra tutte le figure dei cosiddetti femminielli napoletani, per fragile possanza e isterico ma innocente romanticismo in quel mondo che dopo gli anni Settanta ha lasciato il posto a una contemporaneità che ha perso purtroppo poesia e meraviglia. E mentre la vediamo aggirarsi per una Napoli – nessun altro luogo avrebbe potuto dare vita a una storia come questa – ancora variopinta e incantata di quel tempo di sogni, e dunque su una scena teatrale desolata ma vitale, entriamo con lei in una visione della vita ancora superba e infantile allo stesso tempo, e ci imbarchiamo in sua compagnia su un piroscafo dei desideri verso le bianche scogliere di una irraggiungibile felicità.

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Eleonora #1799

Il 13 gennaio del 2024 moriva Enzo Moscato, drammaturgo, regista, cantante e attore tra i più importanti della scena teatrale italiana del dopoguerra. Wunderkammer a un anno dalla sua scomparsa, dopo avergli dedicato l’inaugurazione con “Luparella” interpretata da Isa Danieli, lo ricorda con un omaggio alla figura di Eleonora de Fonseca Pimentel, una performance teatrale dove si compenetrano due voci parallele: musica e parole. L’hashtag/cancelletto vuole essere metafora di quel cancello/ prigione delle carceri di Vicaria, dove la Pimentel trascorse gli ultimi giorni di vita. Cristina Donadio riporta in scena un testo concepito da Moscato nel 1999 in occasione del bicentenario dalla morte della patriota italiana, con Federico Odling poliedrica figura di ricercatore, compositore, violoncellista genovese trapiantato a Napoli, uno dei fondatori dei Virtuosi di San Martino.

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I giusti

I giusti, scritto nel 1949, è l’ultimo dei testi teatrali composti da Camus. Ispirato a fatti realmente accaduti durante la prima Rivoluzione russa del 1905, è la storia in cinque atti di una cellula di terroristi socialisti rivoluzionari che organizza un attentato al granduca, alto esponente dell’aristocrazia zarista. Si tratta di un gruppo di giovani che in nome del sogno di un mondo nuovo, più libero, più giusto, sono chiamati a diventare assassini. Essi si interrogano e si scontrano intorno a cosa possa essere considerato rivoluzionario, a quale sia il limite dell’esercizio della violenza, a quanto valga una vita umana.

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Lurdes

Lurdes è una delle tante casalinghe di Napoli, che si è trovata improvvisamente ad avere a che fare con il Coronavirus, con le mascherine, i tamponi, il conflitto del farsi o non farsi il vaccino e dell’isolamento improvviso dell’intera popolazione che ha dovuto limitare la propria libertà, giustificando ogni uscita per strada. In questo clima da guerra, il terrore di ammalarsi si è diffuso in ogni famiglia e ogni membro ha reagito in un modo e nel “Gruppo di famiglia di Lurdes“ è deflagrata come una bomba impazzita.

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Lettere di corsa – Il pirata e la regina

Lo spettacolo trasporta il pubblico nel cuore del XVI secolo, un’epoca di esplorazioni audaci, intrighi politici e lotte per il potere. Attraverso un’immaginaria corrispondenza epistolare tra la Regina Elisabetta I d’Inghilterra e il leggendario pirata e corsaro Sir Francis Drake, vengono raccontate storie di coraggio, ambizione e fedeltà. Un viaggio attraverso le pagine della storia di un’epoca gloriosa e tumultuosa, un omaggio a due figure iconiche che hanno plasmato il destino dell’Inghilterra, la storia di due anime sole straordinariamente diverse e, allo stesso tempo, straordinariamente simili.

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Lighea

Uno dei racconti più straordinari, visionari ed erotici della letteratura italiana del Novecento. La storia d’ amore fra un giovane uomo e una sirena. Parole impastate di passione e di dolore di suoni e di sapori, di immagini e sensazioni. Un viaggio tempestoso nel mare dei sentimenti.

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Una passeggiata devota 

La regina del teatro italiano inaugura la stagione con un omaggio a Enzo Moscato e al suo Luparella ovvero Foto di Bordello con Nanà, testo iconico del drammaturgo recentemente scomparso portato in scena da Isa Danieli a partire dal 1997 e trasposto anche in un film diretto da Giuseppe Bertolucci nel 2002.

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Il vecchio e il mare

Santiago è un vecchio pescatore che da 84 giorni non riesce a pescare neanche un pesce. Il vecchio e il mare è uno dei più celebri romanzi di Ernest Hemingway: scritto nel 1951, fu pubblicato sulla rivista Life nel 1952. Ultima grande opera narrativa pubblicata in vita, fu premiata nel 1953 col Premio Pulitzer e contribuì a fargli ottenere il Premio Nobel per la letteratura nel 1954, venendo citato tra le motivazioni del comitato selezionatore. Paolo Cresta dà voce a Santiago con Carlo Lomanto che ricrea le sonorità di una Cuba ormai nel mito.

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Tre. Le sorelle Prozorov

Una sfida intrigante e allo stesso tempo rischiosa: scegliere una disponibilità allo studio e alla pratica rarissimi in questo campo. Per chi fa teatro, per chi si misura ogni giorno con il tentativo di dare vita, in scena, a qualcosa che abbia un senso e che riesca ad avere «vita» e a ritrasmetterla, Čechov è un baluardo col quale, prima o poi, fare i conti.

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La sosta

Una lettera, ma sarebbe più corretto dire una confessione. In una notte scelta per non dormire, in un luogo scelto per non restare, una voce rimbomba tra porte automatiche e mattonelle. È una donna che sceglie di spogliarsi per raccogliere nudità che il corpo non vede.

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Migliore

Migliore è la storia di Alfredo, un uomo normale, una brava persona, che fa un lavoro qualunque, che reagisce con gentilezza e rassegnazione alle piccole prevaricazioni del quotidiano.

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Notti bianche

A certe latitudini, in certi periodi dell'anno, il sole non tramonta mai, neanche di notte. In queste notti accade che si facciano degli incontri straordinari, al confine con il sogno, accade che il tempo e il sentimento si condensino in certi attimi, che le nostre vite ne vengano segnate in maniera indelebile.

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Spiriticchio – I fiori di Moro

Spiriticchio è un soliloquio. A parlare è Antonio Spiriticchio, il fioraio di stanza a via Fani che il 16 marzo del 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro, non si trovò sul luogo di lavoro perché i terroristi la notte precedente avevano provveduto a forare le ruote del suo furgoncino, da cui ogni giorno vendeva i fiori, per impedirgli di essere presente nel luogo del rapimento, sbarazzandosi così di uno scomodo testimone.

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Nell’ardore della nostra camera

Nel delicato momento di passaggio tra il secolo XX° e il XXI°, quando cadono i tabù e la religione cattolica comincia a collassare sotto il peso dell’anacronismo e dell’ipocrisia, Sgorbani apre e fotografa il contenuto di uno di quegli “armadi” che in molti preferiscono tenere ben chiusi, perché fa male constatare la piccolezza e la meschinità di un’educazione che ha prodotto soprattutto rivoltanti mostri.

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